iperouranos (iperouranos) wrote,
iperouranos
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Codependency

Fandom: Suburra
Wordcount: 1000
Rating: NSFW
Warning: Omegaverse!AU, incest, age gap (12 anni)
Iniziative: Cowt, terza settimana, prompt: age difference

Spadino buttò la testa contro il muro, facendosi male alla nuca nel cozzare contro di esso. Lasciò un sibilo basso, mentre stringeva le mani sulle braccia del fratello, cercando ripetutamente di articolare le lamentele che aveva in testa.
Manfredi non sembrava interessato ai suoi tentativi di comunicazione, perché continuava a mordere il suo collo lasciando piccoli segni rossi che era sicuro sarebbe stato un incubo riuscire a nascondere agli altri parenti (un incubo decisamente necessario vista la loro incapacità di farsi i cazzi propri, ma pur sempre un incubo).

« M--- Manfrè, cazzo, e smettila un attimo--- »

Riuscì a dire alla fine, spingendo un poco il fratello, un gesto che era esclusivamente simbolico vista la differenza di stazza. Manfredi, divertito, schiccò la lingua e si allontanò di un passo, guardandolo con un piccolo sorriso sulle labbra, la lingua che passava sui denti mentre lo guardava facendo scorrere gli occhi su tutto il suo corpo. Era qualcosa a cui Spadino non era mai riuscito ad abituarsi, neanche dopo gli ormai troppi anni in cui Manfredi si prendeva cura di lui.

« Che c'è Spadì, non dirmi che improvvisamente ti vergogni, eh? »

Spadino sbuffò con forza, guardando male il fratello maggiore.

« Per chi cazzo mi hai preso, no che non mi vergogno, coglione. Ma la mamma ce cercava quando so' arrivato, vuoi che venga a ficcare il naso qua senza bussa' come al solito?! »

Manfredi alzò gli occhi al cielo, visibilmente irritato dalla logica del fratello. Non gli piaceva non poter fare ciò che voleva in casa propria, non gli piaceva che qualcuno mettesse il naso nei suoi affari, anche se quella persona era sua madre. Il che era un problema non indifferente, visto che Adelaide era una professionista nella segreta arte del mettere il naso ovunque le capitasse.

« Come te pare. Ma non da' la colpa a me, sei tu che sei entrato in casa co' quell'odore addosso. »

Spadino avrebbe potuto ribattere che no, non poteva decidere da solo quando gli iniziava il calore, e no, decisamente non poteva passarlo fuori casa. Tornare a casa con "quell'odore addosso" era esattamente ciò che doveva fare. Ma sapeva benissimo che ragionare a riguardo con Manfredi non avrebbe funzionato, quindi decise piuttosto di colpirlo dove sapeva che avrebbe fatto effetto. Anche per prendersi la piccola vendetta che si meritava.

« Eh, c'hai ragione. Sarei dovuto anda' da Aureliano, scusa Manfrè. »

Il cambio di espressione dell'alpha fu così veloce che Spadino quasi scoppiò a ridere. Manfredi poteva essersi dimostrato ampiamente amichevole e tollerante nei confronti dell'alpha che aveva deciso di mettere le mani su suo fratello, ma c'erano dei limiti su cui doveva ancora decisamente lavorare.
Era sempre stato lui ad occuparsi dei calori del fratello. Fin da quando aveva avuto il suo primo, quasi in ritardo rispetto al resto degli omega di famiglia, quando ormai la madre era sicura di avere due figli fatti per comandare assieme. Aveva quasi 14 anni ormai, quando si era timidamente chiuso in camera di Manfredi con l'aria più spaventata al mondo, quasi piangendo tra le sue braccia mentre continuava a ripetergli che stava male, che aveva la febbre e stava male e non sapeva cosa fare, che "non voglio stare male come papà".
Manfredi, dall'alto dei suoi 26 anni e non indifferente esperienza, aveva capito subito di cosa si trattava, e invece di tranquillizzarlo si era prima messo a ridere, e solo dopo l'aveva preso in braccio e portato nel suo letto, dove gli aveva dato un bacio sulla fronte.
Ci penso io a te. Finché siamo noi due non dovrai preoccuparti di nulla. Penso a tutto io.

Ora, però, Spadino era cresciuto e c'era qualcuno nella sua vita che avrebbe volentieri pensato ai suoi calori. E Manfredi ancora non sembrava pronto a prendere in considerazione la cosa.

« Ora tu ti sdrai su quel letto e cominci a stare zitto. »

Aveva sibilato il maggiore, passando alla lingua dei suoi antenati come faceva sempre per essere drammatico.
Spadino nascose un sorriso, vedendolo andare a chiudere la porta a chiave (una misura estrema, in casa Anacleti. Guai provare ad avere una parvenza di privacy). Manfredi poteva ringhiare quanto voleva, ma Spadino sapeva perfettamente fin dove poteva tirare la corda, ed era perfettamente consapevole di non aver superato alcuno limite, in quel momento. Anzi, se aveva capito bene le reazioni del fratello negli ultimi periodi, da quando Aureliano aveva lentamente e gradualmente cominciato a frequentare la casa più spesso, c'era una parte di Manfredi che si stava divertendo con l'altro Alpha più di quanto volesse ammettere ad alta voce.

Spadino non fece in tempo a sedersi sul bordo del letto, che Manfredi gli fu di nuovo addosso, prendendo i suoi polsi e spingendolo sul materasso, bloccandoli sopra la sua testa. Lo guardò da vicino, e ancora una volta Spadino sorrise tra sé e sé nel vedere soltanto divertimento negli occhi del fratello. Si mosse appena sotto di lui, più per strofinarsi contro il suo corpo che in un vero tentativo di liberarsi. Conosceva bene i limiti entro cui poteva giocare, e sapeva che cercare davvero di divincolarsi in quel momento non era una scelta saggia.
Manfredi premette meglio il proprio corpo contro di lui, rendendogli quasi impossibile qualsiasi movimento, prima di tornare giù e affondare di nuovo i denti nel lato del suo collo, mozzandogli il respiro in gola. Spadino chiuse gli occhi, e allungò il collo per lasciargli più spazio, mordendosi un labbro nel tentativo di rimanere in silenzio. I modi pesanti del fratello non facevano altro che stuzzicare il suo calore ancora in fase di arrivo, velocizzando il processo in un modo di cui avrebbe decisamente fatto a meno.
Decise di lasciarsi andare totalmente a lui, come faceva sempre, perché Manfredi sapeva cosa fare e sapeva come farlo, e Spadino non doveva preoccuparsi di nulla. Un angolo del suo cervello si chiese come sarebbe stato, un giorno, passare il proprio calore con Aureliano. Il pensiero gli strappò un piccolo sorriso.
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