iperouranos (iperouranos) wrote,
iperouranos
iperouranos

Cammina con me

Fandom: Suburra/Non essere Cattivo

Rating: Verde

Warning: AU, Crossover

Cap. 1

Wordcount: 2400

Iniziative: Cowt 11, terza settimana, prompt: Qualcosa che ad un certo punto del fanwork è diviso e alla fine è unito

Devi proprio fare un casino, per farti mettere dentro al primo reato. E devi fare un casino anche più grosso per farti mettere dentro per quasi due anni e mezzo.

Cesare è sempre stato famoso per essere bravo a fare casini, certo, ma doveva ammettere che quello era il suo capolavoro per eccellenza. Fino a quel momento, almeno. Ma in fondo andava bene così. Gli avevano chiesto di dimostrarsi pentito davanti al giudice, ma tutto quello che aveva fatto era guardarlo a testa alta, senza lasciarsi intimorire dalle sue parole. Era abbastanza sicuro che quel suo atteggiamento gli fosse costato qualche mese in più sulla condanna, ma non gli importava. Non si sarebbe dimostrato pentito in pubblico, neanche se ne andava di qualche mese di libertà in più.
Chi lavora in quel settore si aspetta sempre di farsi qualche anno di carcere, prima o poi. È quello che gli hanno detto tutti, fin da sempre. Cesare non si  è pentito e soprattutto non si è spaventato. Ma quando riusciva a buttare un occhio verso i posti a sedere dietro di sé, poteva quasi vedere il volto preoccupato della madre, che cercava silenziosamente di buttare indietro le lacrime.
Cesare poteva vivere con il peso di essere la delusione di famiglia. Lo era sempre stato, quello schiaffo in faccia non era altro che l'ennesima botta che riceveva. Quello che doveva imparare a sopportare era l'idea di passare così tanto tempo in un posto che non conosceva, e doverci sopravvivere senza avere accanto chi l'aveva sempre difeso e sorretto. Era davvero in grado di tenere la testa alta, senza Aureliano di fianco?
Era davvero la stessa persona in grado di rovinare la vita di un uomo a mani nude senza farsi una singola domanda, sorretto solamente dalla nozione che Aureliano Adami sarebbe stato in pericolo di vita finché quella persona avrebbe respirato?
Doveva cavarsela da solo, ora. Non poteva continuare a nascondersi dietro ad Aureliano.


Le guardie l'avevano trovato ancora con le mani e il volto sporchi di sangue, il corpo dell'uomo a terra davanti a lui in preda a piccoli spasmi. Lo avevano arrestato così velocemente che non aveva neanche potuto pensare di opporre resistenza, ma era anche consapevole che non ne sarebbe valsa la pena: rischiava solo di farsi sparare. Cesare aveva guardato l'uomo a terra, mentre gli chiudevano le manette sui polsi, e aveva sputato ai suoi piedi. I suoi occhi chiari erano puntati sulla sua preda, carichi di rabbia e astio pungente.

« La prossima volta che ce provi t'ammazzo, stronzo. "



Il giorno della sentenza era un giorno di pioggia. Cesare sentiva il rumore delle gocce che picchiavano sul tetto del tribunale e si chiedeva se Debora fosse arrivata a casa a quell'ora, o se si stava bagnando tutta nel tragitto. Si sarebbe presa un accidente come minimo, come se non bastassero tutte le medicine che prendeva di solito. Non aveva pensato ad altro per tutta l'udienza, non gli interessava cosa avevano da dire giudici ed avvocati. Pensava solo a come non avrebbe potuto correre a casa a vedere come stava la sua nipotina, chiederle come era andata a scuola e buttarla sotto l'acqua calda per riprendersi dal freddo della pioggia.


Aureliano aveva risposto subito al telefono. Era l'unica chiamata che aveva a disposizione dopo l'arresto, e non aveva mezzo dubbio su chi fosse il destinatario.

« Ao, Ce'? Tutto apposto? »

« 'Nte preoccupa' Aurelia', tutto apposto. Senti sto in commissariato, e---" "CHE CAZZO STAI A DI'. »

Cesare si era fatto sfuggire una risata divertita, a quella reazione improvvisa.

« Sta tranquillo. E' tutto apposto ok, ce penso io qui. Oh Aurelia', me devi promette 'na cosa però. »

Aureliano aveva sospirato pesantemente al telefono

« Ce penso io. Penso a tutto io. Debora, tu madre. Ce penso io. Tu 'nfa cazzate. »

« Ma chi io? Ma che cazzo dici, io 'nfaccio mai cazzate. »

« Se vabbè, e io so Shakespeare. »

« Ma per favore, che non sai manco come se scrive. »

« Almeno so come se legge. »

« Te vojo bene Aurelia'. E sta tranquillo. »

« Ma stacce tu, che io so sempre tranquillo. »

Cesare aveva riso un'altra volta, ma il poliziotto gli aveva preso i telefono e aveva comunicato di dover mettere giù, per poi chiudere senza aggiungere altro. Cesare aveva alzato gli occhi al cielo poi si era andato a sedere, pronto alle ore di interrogatorio che lo aspettavano. Si era sistemato comodo sulla sedia. Tanto aveva tempo.



Pioveva il giorno della sentenza e Cesare era più interessato a quel rumore costante che alle parole che cadevano dalle labbra del giudice. Erano tutte cose che sapeva già, non aveva sperato neanche per un secondo di avere qualche attenuante o aiuto di qualsiasi genere in quel tribunale. Per loro era solo uno dei tanti casi di persone senza più alcun tipo di speranza, i delinquenti di periferia che facevano stronzate su stronzate e prima o poi facevano quella grossa. Oggi toccava a lui, domani sarebbe toccato a uno dei fratelli con cui aveva vissuto tutta la vita. Al giudice non importava, ai funzionari, agli avvocati, a nessuno importava di loro.

L'avevano portato via e l'ultima cosa che aveva visto era Aureliano stringere la mano sulla spalla di sua madre, che piangeva sommessamente e lo guardava manco stesse andando al patibolo. Era sempre esagerata, sua madre. Ma almeno era in buone mani. Tutta la sua vita era stata nelle mani degli Adami, e in particolare di Aureliano. Poteva passare tre anni dietro le sbarre senza doversi preoccupare. Era tutto in buone mani.

---

C'era un sole che spaccava le pietre. Faceva un caldo porco ed erano giorni ormai che in cielo non si vedeva mezza nuvola.

« Certo che però sempre il drammatico devi fa'. Esci de galera e ce sta 'nsole che sembra venuta giù la Madonna a prenderte. »

« Ma che la Madonna, 'nso te ma io solo un coglione ce vedo. »

Aureliano aveva sorriso e si era avvicinato, e prima che Cesare potesse dire mezza parola si era ritrovato stritolato così tanto da dover cercare disperatamente aria da rimettere nei polmoni.
Erano passati tre anni dall'ultima volta che l'aveva visto (non poteva di certo farsi vedere troppo intorno a un carcere, Cesare l'avrebbe preso a calci), ed era cambiato talmente tanto che chiunque altro avrebbe fatto fatica a riconoscerlo. Certo, anche Cesare era cambiato, prima di uscire si era guardato allo specchio e si era messo a ridere per quanto sembrasse quasi una persona rispettabile. Ma Aureliano? Cazzo, quella era tutto un altro livello. Drammatico come sempre, insomma.

« Oh, ma che cazzo hai fatto guarda qua, me sembri uscito da Extreme Makeover. »

Aureliano aveva nascosto il lievissimo imbarazzo abbassando la testa per togliersi gli occhiali da sole, poi l'aveva guardato con aria divertita.

« Diciamo che te sei perso 'na buona dose de casini. »

No, non se li era persi. Non tutti almeno. Le notizie in carcere giravano dopotutto, e lui aveva qualche informazione riguardo a ciò che succedeva fuori. Soprattutto quando succedeva qualcosa di grosso.
La morte di Tullio Adami, ad esempio. O quella di Livia.
Tullio era uno stronzo, non aveva pianto per lui. Nonostante fosse stato il suo datore di lavoro a lungo non aveva mai avuto grande rispetto per la sua figura. Livia, invece, era tutta un'altra questione. Era stata una seconda sorella maggiore, colei che l'aveva raccolto da terra quando la sua vera sorella era morta, lasciandolo con una madre anziana e stanca e una bambina pieni di problemi ancora prima che potesse rendersene conto. Gli aveva insegnato come tenere in braccio Debora. Gli aveva insegnato come tenere conto delle medicine e come organizzarsi in modo da non rimanere mai senza.
Cesare si era ritrovato a prendere a pugni il muro del cortile abbastanza forte da sbucciarsi le nocche, e abbastanza forte da farsi sentire dalle guardie che gli avevano dato come punizione un paio di giorni in lavanderia.

Aveva guardato Aureliano, e si era limitato a dargli una pacca sulla spalla. In fondo, Aureliano non aveva mai avuto bisogno di spalle su cui piangere, se non Livia. E ora che lei non era lì, era difficile sostituirla. Cesare conosceva il suo posto e conosceva il suo ruolo meglio di chiunque, e sapeva che non toccava a lui.

« Vabbè daje, ne sarà successa qualcuna buona, no? »

Una delle cose che aveva capito in quella manciata di minuti era che non era cambiato solo fisicamente, Aureliano. I suoi occhi erano sempre stati tristi e silenziosi, ma ora erano lontani, come se volesse rimanere serrato dietro un muro dopo tutto ciò che aveva passato.
Quando si puntarono di nuovo su Cesare c'era una luce che li colorava in maniera diversa, però. Una sfumatura che strappò un sorriso di sollievo al più piccolo.

« Beh dai 'na cosa c'è. Però me devi promette de non fa' il cojone. »

Cesare allargò le braccia, sbuffando sonoramente.

« E che m'hai mai visto fa' il cojone? »

Aureliano rise a bassa voce, prendendolo e girandolo verso la macchina, spingendolo verso il lato passeggero.

« Tutta na vita frate', statte zitto e sali in macchina. »

Cesare era salito senza dire nulla, perché in fondo non poteva avere la faccia tosta di lamentarsi.


---


« Quindi? Me dici che cazzo c'è oppure no?! Guarda che mica posso sta' qui così in eterno. »

« Va bene, va bene, e smettila de agitarte però eh. »

« E me agito sì, siamo qua da 20 minuti che non me dici 'ncazzo. Siamo praticamente sotto casa mia e ancora non te convinci... ao che te pare che c'ho tutto il giorno? Sono uno impegnato. »

« Ma vaffanculo Ce', impegnato dove che so io il tuo cazzo de datore di lavoro. »

« E che ne sai scusa? So' n'omo libero, magari vojo fa 'a brava persona e trovamme qualcosa come se deve. »

Aureliano scoppiò a ridere in un modo che era così diverso da quello silenzioso e riflessivo che ha avuto fino a quel momento che Cesare non sapeva se sentirsi contento od offeso.


« Ma che te ridi, a stronzo--- »

Cesare voleva ancora lamentarsi, ma Aureliano aveva allungato un braccio e lo portò dietro le sue spalle, stringendolo un pochino. E Cesare, dopo tre anni in un mondo che era tutto tranne che il suo, si sentiva perfettamente a casa.

« Ok, ok, te dico tutto. Però zitto eh. »

Aureliano guardava davanti a sé, picchiettando le dita sulla sua spalla. Cesare decise di dargli tempo per far girare i neuroni e scegliere come dire qualsiasi cosa volesse dire.

« Ok senti, in pratica me so messo co' qualcuno--- »

« Minchia era anche ora ---»

« E t'ho detto de statte zitto però! »

« Scusa scusa, continua quante lamentele. »

« Stavo dicendo. Me so messo co' qualcuno, e poi abbiamo deciso de fa' 'na cosa. »

Cesare avrebbe voluto commentare che continuava a non capirci un cazzo, ma appena fece per aprire bocca Aureliano lo guardò malissimo, quindi decise di aspettare. Almeno un pochino.

« Il punto è che--- ok in pratica il punto è che sta persona è n'omo, okay? »

« SCUSA CH--- »

Aureliano strinse più forte il braccio intorno a lui, l'avambraccio che gli bloccava la gola quel che bastava per farlo stare zitto. Ok, aveva, senso, ma Cesare lo guardò comunque male. Aureliano lo lasciò andare, allentando subito dopo.

« E lo conosci pure, è Spadino Anacleti. E abbiamo deciso de apri' un ristorante sulla spiaggia e farci i cazzi nostri per un po'. E in realtà te volevo chiede de veni' a lavora' co' noi, ma se vuoi torna' a rischia' de farti ammazzare 'nte fermo mica io. »

Aureliano smise di parlare e Cesare immaginava toccasse a lui, ma stava ancora cercando di capire cosa dire, esattamente.

« Ma che sei frocio quindi. »

« Ma vedi che sei un cojone. Ma non lo sai che 'nse dice? È offensivo. »

No, Cesare non lo sapeva, quindi sbattè gli occhi un paio di volte.

« Ao scusa, scusa, e come se dice allora cioè --- »

« 'Omosessuale' Ce'. Tutto io te devo insegna'. E poi no, guarda che me piacciono comunque le donne. »

« E vabbè ma sei 'npo stronzo se vai co' 'na donna mentre stai co' lui, scusa. »

« Ma no che non ce vado, era per dire! »

« E vabbè pure te 'nte sai spiega' però! »

Aureliano prese un altro respiro, si passò le dita della mano libera sugli occhi, e solo a quel punto sembrò trovare le palle di voltarsi a guardare Cesare.

« Vabbè e quindi che me dici. »

« E che te devo di' scusa, io ce vengo pure a lavora' co' te però non è che so cucina'. »

« E t'impari a fa' il cameriere no, semplice. E poi non dicevo de quello. »

Cesare alzò le spalle, senza spostare lo sguardo da lui.

« Che cazzo me ne frega Aurelia'. Tre anni de galera e 'na persona messa su 'na sedia a rotelle perché te volevano tocca', te pare che me spavento per chi te scopi? »

Aureliano aggrottò le sopracciglia per un secondo, ma non trattenne un piccolissimo sorriso. Annuì una sola volta, ritirando il braccio attorno a lui dopo avergli dato una pacca sulla schiena. Spostò di nuovo lo sguardo davanti a sé, stringendo il volante tra le mani.

« Te ce stai sempre. E ce sto pure io. Se ce dobbiamo leva' da sta merda lo facciamo assieme. »

E Cesare sapeva che quello era solo un ringraziamento in codice nella complicata lingua di Aureliano, ma sapeva anche che la promessa era sincera. Non aveva mai pensato di uscirci davvero, da "quella merda", ma se c'era qualcuno che rispettava sempre la parola data era Aureliano.

« Tu decidi dove vuoi andare, e io te seguo. Ora basta però, famme anda' a trova' la mia de donna. »

Aureliano rise appena, mentre parcheggiava sotto casa di Cesare.

« Vai va, non far aspetta' la principessina. Ce vediamo più tardi. »

Cesare prese la borsa che aveva buttato dietro con le poche cose che aveva, e uscì tranquillo. Chiuse la porta, ma poi si ricordò una cosa e si voltò, bussando al finestrino. Aureliano lo tirò giù, e Cesare si appoggiò con le braccia per guardarlo.

« Certo che, però... proprio 'no zingaro te vai a sceglie, cioè c'hai un po' i gusti demmerda. »

Aureliano sbuffò e si sporse per spingerlo con la mano fuori dalla macchina, e Cesare non trattenne una piccola risata, mentre si raddrizzava e lo guardava allontanarsi. Con tutte le cose che potevano cambiare in tre anni, era bello vedere quante invece potessero rimanere uguali.

Subscribe

  • Past and future

    Fandom: Ink Master Rating: SFW Wordcount: 300 Iniziativa: Cowt 11, Sagra del Kulutrek, prompt: luna park Matti non era mai stato un grande fan…

  • Silent wish

    Fandom: Suburra Rating: SFW Wordcount: 450 Iniziativa: Cowt 11, Sagra del Kulutrek, prompt: If you have something good in your life, don’t…

  • All the gold

    Fandom: Aladdin (live action)/The Old Guard Wordcount: 834 Rating: SFW Iniziative: Cowt 11, sagra del Kulutrek, prompt: avarizia Nicolò…

  • Post a new comment

    Error

    Anonymous comments are disabled in this journal

    default userpic
  • 0 comments